Il caseificio


LA STORIA DEL CASEIFICIO SOCIALE SAN PIETRO DI MONTEGIBBIO

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Tutto inizia alla fine degli anni ’60, nelle terre del castello di Montegibbio (Sassuolo), fra colline e calanchi.castello_di_montegibbio-770x472

Una quarantina di piccoli produttori della zona dislocati nel raggio di un paio di chilometri, si uniscono dando vita al Caseificio San Pietro…

Poi arriva il boom della ceramica, e molte famiglie scendono a lavorare in fabbrica a Sassuolo; in caseificio restano pochissimi soci, tanto che a metà degli anni ’80 si rischia la chiusura. A quel punto viene deciso di operare la fusione con il caseificio “Sarsa” che si trovava sulla strada salendo da Sassuolo verso Montegibbio. Operazione molto importante che apporterà al caseificio 6.000 quintali di latte in piu’ da lavorare e la possibilità per alcune aziende agricole di ristrutturasi.

Con il 2008 avviene una nuova fusione con il caseificio Vallurbana che ci mette nella condizione di poter affrontare nuovi investimenti e incrementare la produzione fino ad arrivare alla lavorazione e trasformazione artigianale di piu di 60.000 quintali di latte all’anno, con un raggio di conferimento che copre i 4 Comuni di Sassuolo, Maranello, Serramazzoni e Prignano.

Ora siamo in tutto 10 aziende socie, le cui stalle sono tutte importanti, solide, con una carta d’identità, la maggior parte sono portate avanti da giovani: che hanno voglia di fare e dare il meglio di sé.

Questo è il nostro punto di forza ed è decisamente importante! Si pensi che nel nostro CDA siamo solo in 3 “over 50”!

Siamo una grande famiglia che assieme ci occupiamo giorno dopo giorno : della raccolta del latte (mattina e sera) con il nostro mezzo del caseificio, stendendo il latte in vasche di affioramento e tradizionali, senza miscelatori automatici. La antica sapienza, tramandata da padre a figlio, del Casaro gli permette di far nascere , nelle caldaie di rame, le forme che dopo opportuna immersione in salamoia, verranno trasferite in magazzino di stagionatura. La cura giornaliera di esperti accompagnerà la forma per 12 mesi affinché il Consorzio del Parmigiano Reggiano, dopo accurata battitura, le forme ritenute idonee verranno bollate a fuoco ed acquisiranno la denominazione di ‘Parmigiano Reggiano DOP’ a cui seguirà opportuna stagionatura (12, 18, 22, 30, 40 e oltre).